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Aperto il Museo della Diocesi: il Vangelo scritto negli oggetti   versione testuale

Inaugurato l'itinerario nel seminterrato della cattedrale: tre stanze seicentesche raccontano la storia della chiesa attraverso arte e documenti. È l'unico in Italia con una sezione dedicata all'architettura.


Il Vangelo può essere scritto anche su un capitello, una cesellatura di un argento o una pittura: basta saperlo leggere. Decifrare il messaggio è compito dei musei diocesani come quello che, da domenica 17 novembre, si trova a Iglesias in piazza Pichi. Così la Diocesi sulcitana ha scelto di raccontarsi attraverso gli oggetti e i documenti prodotti dalle varie società che l'hanno costruita con un percorso allestito in tre stanze seicentesche riscoperte sotto la cattedrale.

IDEA. L'idea di realizzare un'esposizione che raccogliesse il tesoro della Diocesi era nata con don Luigi Cinesu. Da allora è stato un progetto mai abbandonato dai vescovi come Tarcisio Pillolla e Giovanni Paolo Zedda. Lo ha detto chiaro don Gianpietro Garau, responsabile dell'Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e per l'arte sacra, alla tavola rotonda di apertura dell'evento al Teatro Electra. 'Per me il museo è sempre stato un sogno - ha spiegato - Alla scomparsa di monsignor Cinesu il vescovo monsignor Cogoni decise di investirmi di questa responsabilità'. Da quel momento è iniziato un viaggio che si è intersecato con i 10 anni del cantiere che ha portato al restauro della cattedrale Santa Chiara.

FONDI. 'Il Museo - ha proseguito don Garau - è stato finanziato nel 1998 attraverso i fondi europei del Por 'Cattedrali di Sardegna' veicolati dal Comune e da altri contributi della Cei e della Diocesi'. Nel 2011 anche la Provincia guidata da Tore Cherchi aveva contribuito con circa 18 mila euro. 'Dovrà essere espressamente indicato - si legge nella delibera di Giunta N. 168 - che il progetto è finanziato con i fondi provinciali mediante il posizionamento, nel museo, di apposita targa'.

L'investimento ha dato corpo a un progetto che si divide in due poli. 'Uno condotto tra arte, storia devozione e arredi liturgici che sta in piazza Pichi e l'atro, che a breve si aggiungerà, che si trova nella chiesa della Purissima che racconterà l'arte sacra nelle architetture sparse nella Diocesi da Sant'Antioco ai nostri giorni'.

ITINERARIO. Per la direttrice Silvia Medde sarà un viaggio che non è statico ma continuerà ad evolversi: il museo ospiterà permanentemente un'esposizione tratta dal tesoro della Diocesi ma la proposta si rinnoverà continuamente. 'L'idea - ha chiarito - è coinvolgere tutto il territorio, deve essere un luogo familiare per le parrocchie e operare in sintonia con ogni proposito della Diocesi. Ci saranno permanentemente delle esposizioni ma è un itinerario che cambierà nel tempo'. La scelta è stata debuttare con un tributo alla storia della Cattedrale che, per questa settimana, si potrà ammirare tutti i giorni di mattina e di sera. In futuro il museo rimarrà aperto prevalentemente venerdì, sabato e domenica'.

STAFF. Lo staff che guiderà il museo, oltre che dalla direttrice, è composto dal comitato scientifico che in questi anni ha lavorato alla realizzazione dell'opera: don Giampietro Garau, don Carlo Cani, Licia Meloni e Gianni Murtas. Sarà aperto grazie al lavoro di volontari Loredana Carrogu, Giorgia Defraia, Veronica Dessì, Carla Nonnis.

L'attività si strutturerà secondo quanto ha detto monsignor Giancarlo Santi, presidente dell'Associazione dei Musei Ecclesiastici Italiani: far scoprire come il Vangelo è stato raccontato localmente attraverso l'arte. Un messaggio che deve essere tradotto in un linguaggio chiaro come le parole di papa Francesco e che si rinnovi ogni volta rendendo il museo non solo luogo di conservazione ma di ricerca. 'Il museo di Iglesias - ha concluso - è l'unico in Italia ad aver riservato una sezione all'architettura: questo dimostra una particolare acutezza'.


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