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Una tavola rotonda per camminare insieme nella speranza   versione testuale

Il 7 giugno verrà presentata, in un convegno nella Grande Miniera di Serbariu, la Lettera pastorale dei Vescovi sardi


Per Raffaele Callia, direttore della Caritas diocesana di Iglesias e responsabile del Servizio Studi e Ricerche della Caritas regionale, il documento va oltre una lettura puramente sociologica della realtà e richiama in modo esplicito all’urgenza di una visione evangelica della vita. È naturale che si debba partire sempre dalla realtà, guardandola in faccia così com’è (e ciò che ha chiesto il Papa molto chiaramente nella sua visita pastorale a Cagliari); questo significa non nascondere le tante questioni da troppo tempo irrisolte, come il tema del lavoro (che non c’è per i più giovani e che si sta perdendo per molti adulti);

delle imprese vulnerate dalla crisi; del disagio all’interno delle famiglie, che spesso si traduce in fragilità relazionali ed educative; delle lentezze e distanze del mondo della politica rispetto alla vita quotidiana dei cittadini; delle giovani generazioni, disorientate nella loro ricerca di senso e nel vedere frustrate tante aspettative di crescita umana e professionale.

Questa è la dura realtà su cui si misura la vita di tante famiglie, ogni giorno. Ciononostante, afferma Raffaele Callia, la Chiesa deve saper offrire una prospettiva di speranza: non un vago ottimismo (che si tradurrebbe in un vano fatalismo), ma la possibilità concreta di un cambiamento (una conversione) che passa attraverso le indicazioni offerte dalla buona novella: il rispetto della persona, anzitutto; della sua dignità sia come individuo sia nella vita comunitaria; il richiamo alla responsabilità (ognuno deve fare la propria parte, senza deleghe); la necessità di una collaborazione con tutte le persone di buona volontà. È questo che può e deve essere offerto dalla Chiesa sarda, e dunque dalla nostra Chiesa particolare: un cammino di collaborazione attraverso il metodo del dialogo con tutte le persone e le realtà sociali che hanno a cuore il bene comune, invitando a diventare – ognuno per la propria parte di responsabilità – dei veri e propri “artigiani di speranza"

La Tavola rotonda del 7 giugno proporrà un’analisi della lettera pastorale su tre specifici versanti: quello economico (in particolare sul tema del lavoro e della nuova cultura d’impresa); il versante pastorale (approfondendo il tema relativo al rapporto fra giovani, famiglia e responsabilità educative) e quello politico (richiamando l’importanza dell’impegno nelle istituzioni e proponendo uno sguardo specifico sul tema della mobilità sociale ed umana). La tavola rotonda sarà introdotta dalla presentazione della lettera a cura del Vescovo, Mons. Giovanni Paolo Zedda, e offrirà delle occasioni di riflessione grazie al contributo di Vittorio Pelligra (economista), don Massimo Cabua (incaricato del Servizio regionale per la pastorale giovanile) e Stefano Pinna (docente di filosofia).

Siamo convinti, rileva il direttore della Caritas, che come Uffici pastorali coinvolti nel Progetto Policoro, l’attenzione evangelica al bene comune – ciò che storicamente, e con qualche rilievo polemico veniva definito “cristianesimo sociale" – non sia altro che una parte integrante della vita di fede di ogni cristiano: nulla di più e niente di meno. Ma diviene anche un cogente impegno morale per quanti credono nel principio di responsabilità, nell’impegno comunitario e nello sviluppo non solo economico della società. 

Gli operatori coinvolti nel Progetto Policoro lo dicono chiaro: conoscere la lettera dei vescovi “Un cammino di speranza per la Sardegna" è un punto di partenza che può unire tutto il territorio

 “Durante un incontro d’équipe - raccontano Elena Sanna e Isabella Rosas, Animatrici di Comunità (AdC) del Progetto Policoro per la Diocesi di Iglesias – abbiamo condiviso il valore di questo documento nel periodo di forte crisi che stiamo vivendo ed è emerso il comune desiderio di far conoscere all’intera popolazione della diocesi questa lettera, segno di speranza e coinvolgimento della Chiesa. Per questo motivo ci siamo attivati incontrando il Vescovo e ci siamo offerti di organizzare un evento come una tavola rotonda, che potesse aiutare le persone a comprendere meglio la crisi del nostro territorio e, nel contempo, renderle consapevoli delle risorse in esso presenti". 

Per Simone Cabitza, segretario regionale del Progetto Policoro l’appuntamento del 7 giugno è “l’occasione per rilanciare e saldare l’impegno comune delle pastorali che compartecipano al Progetto Policoro in favore dei giovani della nostra diocesi, che da troppo tempo ormai vivono condizioni socio-lavorative molto critiche e sentimenti inclini alla rinuncia e alla sfiducia. La nostra Chiesa ha il compito di ascoltare e tentare di contrastare questi fenomeni. Per questo, proprio la Chiesa italiana, nel 1995 ha deciso di promuovere una più intensa attenzione e una nuova progettualità sul tema del lavoro giovanile, fondata sulle prerogative del bene comune, della giustizia sociale e dell’inclusione sociale, concretizzatasi per l’appunto nelle iniziative del Progetto Policoro. C’è tanto da fare in termini di educazione e di evangelizzazione, di accompagnamento e di creazione d’impresa".

Don Giorgio Fois, incaricato del Servizio diocesano per la Pastorale giovanile, invita tutti i giovani della Diocesi a partecipare all’incontro: “Questo invito – spiega – nasce dal desiderio di aiutarci a capire, ognuno dando il suo contributo, quale futuro di speranza ci potrà essere nel mondo del lavoro per i giovani sardi. Questa occasione di confronto, sulla base del documento scritto dai Vescovi sardi ci aiuterà a capire, o almeno a chiarire di più le nostre conoscenze, sul tema del lavoro, aiutandoci a fare anche nostra "una nuova cultura economica". È però necessaria l'attenzione e la collaborazione di tutti, per ricreare, tutti insieme, una nuova cultura economica e politica, che sappia rinnovare anche le nostre menti.

Per don Salvatore Benizzi, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, l’obiettivo principale è superare la logica del particolare e pensare come una comunità. “Da soli non ce la facciamo più: la povertà è diventato un elemento strutturale della società; c’è bisogno di riflettere su questa situazione senza perdere la speranza Le industrie non vanno abbandonate: veniamo dal crollo dell’attività mineraria; adesso è arrivato il momento di capire cosa vogliamo fare. La situazione è drammatica: il problema del lavoro si riflette sulla società. Bisogna capire la direzione e smetterla di perdere tempo. Ero all’Alcoa i giorni scorsi: mi raccontavano che ci sono famiglie che non hanno pane e non è solo un modo di dire.

Come Chiesa ci riferiamo alla comunità di cristiani: la pratica del Vangelo ci dice che dobbiamo interessarci di questi problemi tutti insieme. Istituzioni, parti sociali, imprenditori, Governo: devono smettere di litigare. Noi dobbiamo far conoscere cosa dice la Chiesa: dobbiamo unirci, comunicare con le persone, capire i problemi e poi trasferirli nelle sedi e a chi ha il potere di cambiare le cose. È una responsabilità morale che abbiamo tutti".

 

Miriam Cappa 


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