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Carbonia. Riaperta al culto la “chiesetta di Via Sicilia", primo luogo di culto della Parrocchia B. V. Addolorata.   versione testuale


È stata riaperta al culto dei fedeli dopo circa sessanta anni, la vecchia chiesetta sita in via Sicilia, realizzata tramite un accorpamento di due “cameroni" adibiti ad abitazione per i minatori e le loro famiglie e che era stata chiusa al culto dopo la costruzione, alla fine degli anni cinquanta, della nuova chiesa del rione Rosmarino, intitolata alla Beata Vergine Addolorata. Abbandonata a sé stessa, la cappella fu affittata dallo Iacp ad un esercizio commerciale di Carbonia e per molti anni si trasformò in magazzino merci. Poi, a partire dai primi anni 2000, nacque l’idea di recuperarla e valorizzarla, inserendola tra i luoghi di interesse storico nella manifestazione “Monumenti aperti", e si iniziò timidamente a parlare di una possibile ristrutturazione e di un suo riutilizzo, a fini religiosi.
 
 
Tuttavia fu soltanto negli ultimi anni che, grazie anche al desiderio del parroco don Gianni Cannas che si faceva portavoce delle attese del quartiere “Lotto B", si concretizzò il progetto per la definitiva ristrutturazione. Tale iniziativa, inserita da Area, l’Agenzia regionale per l’edilizia abitativa, all’interno del Contratto di quartiere, con l’appoggio dell’amministrazione comunale ed il concorso dei cittadini di uno dei rioni più dimenticati della città, fu inserita all’interno del piano di trasformazione della zona in un vero quartiere residenziale.
 
La solenne celebrazione di benedizione della chiesetta e del suo nuovo altare, svoltasi nel pomeriggio di lunedì 15 all’interno dei festeggiamenti della festa patronale in onore della Madonna Addolorata, presieduta dal Vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Paolo Zedda, ha visto la partecipazione delle autorità civili, dei diversi parroci della città di Carbonia e di tantissimi fedeli che gremivano l’interno e l’esterno della cappella. Molti di loro ricordavano con commozione i primi sacerdoti orionini che curarono la vita spirituale dell’intero quartiere, i sacramenti celebrati in quel luogo, le gioie vissute nella semplicità ed essenzialità dell’immediato dopoguerra, unite anche a tante difficoltà frutto di incomprensioni, lotte e resistenze di chi mostrava indifferenza o addirittura avversione verso coloro che professavano la loro fede cristiana. Interessante al riguardo la testimonianza di don Alberto Cuciz, uno dei primi parroci del rione Rosmarino: “Per altare un rozzo tavolo, due candeline, due vasetti di marmellata con qualche fiore campestre, per leggio due tavolette inchiodate, un pezzo di cartone coperto di tela serviva per piattino alla comunione, ma si usava tanto di rado. I paramenti venivano portati di volta in volta dalla parrocchia di San Ponziano. Per sedersi, qualche cassetta, ma più tardi il capo delle guardie, Sig. Ranucci, riuscì a mettere insieme qualche panca che aveva tutti i difetti derivanti dalla povertà.  La S. Messa era frequentata da pochissime persone ostacolate da operai spregiudicati che non mancavano di lanciare insulti e villanie. La gioventù d’ambo i sessi era oltremodo sviata ed in preda a tutti i vizi. D’accordo con il parroco di S. Ponziano, si stabilì di fare un po’ di catechismo tutti i giorni e di preparare un gruppo di bambini alla Prima Comunione e Cresima. La pazienza e lo scoraggiamento delle catechiste toccò il culmine. Si doveva passare di casa in casa per convincere i genitori a mandare i propri figli al catechismo e si riuscì a raccoglierne una decina che poi aumentarono fino a cinquanta; ma le lezioni non potevano proseguire con regolarità perché la scolaresca cambiava continuamente. Un altro problema era il luogo dove riunire i ragazzi. Qualche volta mancava la chiave della Cappella ed allora la scuola di catechismo si teneva sulla montagna, ma gli operai s’incaricavano di disturbare con fischi e urla, costringendo suore e ragazzi ad andarsene via con tanta amarezza nell’animo.  Don Vito Sguotti, ben informato della triste condizione di questo rione, decise, in accordo con il sacerdote che veniva a Rosmarino, di consacrare il rione alla B.V. Addolorata". 
 
Nella sua omelia il Vescovo, pur non dimenticando l’aspetto storico e l’importanza della piccola chiesetta, ha invitato ciascuno a vivere nel modo giusto tale celebrazione, così suggestiva: in un atteggiamento, cioè, che rifugga da sterili e inutili vanità, ma possa essere un aiuto per ogni fedele a vivere all’interno della comunità cristiana in maniera da creare comunione ed unità, consapevoli di essere tempio vivo nell’unica Chiesa di Dio. 
Nel sagrato, il Vescovo ha quindi benedetto una nuova campana, dedicata a San Luigi Orione, da poco meno di un anno scelto come compatrono della Parrocchia, che verrà nei giorni prossimi collocata nel campanile a vela della facciata della chiesina. I canti in onore della Madonna, eseguiti al termine della s. Messa dal coro parrocchiale, hanno concluso una giornata che rimarrà storica per la vita dell’intera comunità di Rosmarino.
 
Marco Olianas
 

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