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Dal sussidio Biblico - Pastorale per le domeniche e solennità di Avvento - Natale

Prima domenica di Avvento   versione testuale


>  Il testo biblico  Mc 13,33-37

33Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

*  breve contestualizzazione e spiegazione

- La pagina evangelica è l’ultima sezione del discorso escatologico di Gesù (cf. Mc 13,1-37) che precede i racconti della passione (cf. Mc 14-15). Interrompendo il cammino di Gesù verso la passione, Marco preannuncia le sofferenze future dei discepoli. Si tratta di una specie di passione della comunità, che permette ai lettori di mettere le due in parallelo e tirarne le conseguenze necessarie per la loro situazione. E’ il più lungo discorso ininterrotto di Gesù nel secondo vangelo.  Può essere distinto schematicamente in due categorie: tredici versetti d’insegnamento apocalittico (7-8.14-20.24-27) e venti versetti d’insegnamento parenetico (5b-6.9-13.21-23.28-37).

- Nei vv. 5-23 si presentano i segni della fine (vv. 5-23). Gesù mette in guardia i discepoli, volendoli preparare alle tribolazioni che accompagneranno l’evangelizzazione. Il motivo della persecuzione costituisce il tema principale dei vv. 9-13, che si apre con una messa in guardia e si chiude con una promessa di salvezza. La consegna dei discepoli alle autorità giudaiche e straniere avrà il valore di una testimonianza.

I vv. 14-20 annunciano un avvenimento misterioso, un evento-segnale che invita alla fuga e all’abbandono. L’impossibilità di un’identificazione precisa del segno suggerisce che l’evangelista lasci senza risposta la domanda di un segno. La finale di questa prima parte del discorso (vv. 21-23) ripete una messa in guardia rivolta ai discepoli: i falsi profeti tenteranno di provare la presenza del Cristo moltiplicando segni e prodigi e cercheranno d’ingannare anche gli eletti.

- Nei vv. 24-32  si parla della manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo (cf. Dn 7,13-14) e questa avverrà durante «questa generazione». Gli elementi cosmici (v. 31) non avranno più ragione di esistere al momento della venuta del Figlio dell’uomo (vv. 24-26), al contrario delle parole di Gesù che resteranno invece valide anche al di là di essa. Sono proprio queste parole che devono guidare i credenti fino al momento finale, il cui arrivo non è dato conoscerlo se non a Dio solo (v. 32).

- I vv. 33-37 riguardano direttamente il vangelo domenicale e sono caratterizzati dall’invito alla vigilanza (per quattro volte si ripete nel capitolo l’espressione: «fate attenzione»: vv. 5.9.23.33). Tale invito è motivato dalla non conoscenza del kairos (la venuta del Figlio dell’uomo) ed è ampliato attraverso un’altra parabola (vv. 34-36). Essa concentra l’attenzione sul solo portiere e sul suo dovere di vegliare.

- Si tratta di un racconto che presenta un uomo che affida i suoi beni a servi fidati durante la sua assenza. E l’atteggiamento dei servi deve essere quello di «vigilare». Questo compito è affidato soprattutto al portiere (v. 34). Ma tutti i servi sono invitati a vegliare perché nessuno sa quanto il padrone di casa ritornerà. Il racconto parabolico si trasforma in un invito esplicito ai destinatari del discorso: l’uomo partito per il viaggio è ora il Signore da attendere, perché arriverà quando nessuno lo aspetta. Nel v. 35 si evocano le diverse possibilità temporali che riguardano la fascia della notte e dell’alba: «alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino».

- L’attività della vigilanza si esplica proprio nel contesto notturno. Esso ricorda l’imprevedibilità dell’arrivo del padrone e la fatica di saper stare svegli, come una sentinella. Nessuno conosce il tempo della fine, ma tutti sono invitati a prepararsi all’evento che sta per accadere. E’ certo però che il padrone arriverà all’improvviso e bisogna non farsi trovare addormentati (v. 36).

- Le cose descritte al futuro sono ancorate nel presente e presentano tutta la loro attualità. L’invito a vegliare, dapprima diretto ai quattro discepoli e ora allargato ad ogni lettore di ogni tempo, costituisce una specie di “finale aperta” del secondo vangelo, una sorta di “prima conclusione” che si riallaccia ed illumina in qualche senso la “seconda” (16,8) ben più oscura. E’ importante sottolineare la dimensione esortativa del discorso di Gesù. Egli invita i discepoli e tutti i credenti al vegliare (v. 37) mossi dalla fede e dalla certezza dell’incontro finale con il «padrone» che verrà a giudicare l’operato di ciascuno.

*  Spunti per la meditazione

Si possono evidenziare i seguenti messaggi teologici: a) La vigilanza come condizione del credente; b) il discernimento; c) la fedeltà nella relazione con Dio e con la storia; d) l’operosità della vita

- Circa la vigilanza è molto efficace l’immagine del «portiere» chiamato a stare alla porta. Come una sentinella, il portiere deve saper vegliare, rimanere, accettare la fatica di controllare soprattutto nelle ore notturne. La riflessione si concentra sul senso dell’esistenza cristiana e sull’impegno di combattere ogni tentazione di noia e di rifiuto degli impegni. L’uomo vigilante sa adempiere alle proprie responsabilità con la certezza che il proprio impegno verrà ripagato.

- Oltre alla vigilanza, la pagina evangelica conduce a riflettere sul discernimento. Saper vigilare significa anche imparare a leggere gli avvenimenti della propria storia nella luce della fede. Poiché la venuta di Cristo è vicina, ciascun credente non deve lasciarsi turbare da segni controversi, ma saperli leggere nella prospettiva del progetto di Dio. Saper fare quanto ci viene richiesto non è solo un atto meccanico e passivo, ma richiede un’intelligenza e una capacitò di attualizzazione della volontà divina.

- Nel suo discorso escatologico Gesù invita a perseverare nella fedeltà. Ciascuno ha ricevuto un proprio compito e è chiamato a vivere la fedeltà per quanto ha ricevuto. Fedeltà e fiducia sono due declinazioni della parola «fede». Essa è un dono di Dio che invoca una risposta di amore. Chi vive nella fede sa essere «fedele» e crescere nella «fiducia». Mentre il padrone è lontano, la fedeltà consiste nel mantenere l’impegno ricevuto e rimanere in comunione con la volontà del padrone. Allo stesso tempo questo impegno è possibile solo se siamo degni di fiducia e capaci di costruire relazioni di fiducia.

- L’imprevedibilità della venuta finale di Cristo non deve indurre al timore, ma spingere all’operosità. In questa linea va anche la parenesi di Paolo ai Tessalonicesi (cf. 1Ts 2; 4; 2Ts 3): il tempo per i credenti è un dono da condividere con impegno. Non siamo chiamati a fuggire il mondo con le sue attrazioni, ma a vivere nel servizio dei fratelli con le loro fatiche e speranze. Il Signore nel suo ritorno dovrà trovarci pronti ed operosi nel compiere la volontà di Dio (cf. Mt 24,45-51; Lc 12,42-46). Alla fragilità dell’uomo Dio affida una grande responsabilità, che è possibile portare avanti solo con il suo aiuto. Siamo consapevoli che il Signore accompagna la comunità dei credenti e sostiene il suo cammino.

domande per la riflessione personale e di gruppo

La vigilanza è anzitutto una condizione del cuore: quali sono i segni di un cuore vigilante? Di fronte ai problemi e alle situazioni di sofferenza dell’umanità, quale contributo è possibile oggi offrire all’uomo da parte dei credenti? Siamo consapevoli delle responsabilità che Dio ci affida nella storia? Viviamo passivamente le situazioni o ci impegniamo attivamente nel servizio degli altri? L’esercizio della speranza è sostenuto dalla preghiera?

* Salmo per pregare insieme

Sal 121

Saper vigilare sulla propria vita, aspettando con pazienza l’intervento di Dio. La salvezza è vicina.

Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra. 3Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d’Israele. 5Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra. 6Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7Il Signore ti custodirà da ogni male: egli custodirà la tua vita. 8Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri, da ora e per sempre. 


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