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Riflessione del Vescovo
E' ancora attuale la missione?

In tempi non molto lontani nel mese di ottobre in ogni parrocchia era evidente il fervore missionario: preghiera, mostre, incontri di studio, attività di gruppi giovanili, raccolta di offerte Ora queste attività sono sensibilmente diminuite. Dalla Chiesa italiana partono meno missionari, le vocazioni agli Istituti Missionari sono calate di numero e l’entusiasmo dei sacerdoti “Fidei donum” sembra esser venuto meno.Continua, o forse è anche cresciuta, l’operosità di gruppi di volontari e di associazioni Onlus collegate alle Missioni, ma l’attenzione sembra essersi spostata sugli aiuti umanitari a scapito della evangelizzazione.

Forse il tarlo del consumismo ha portato anche noi cristiani ad accontentarci dell’aiuto materiale e il relativismo e un malinteso senso del dialogo ci ha spinti a pensare che, in fondo, tutte le religioni sono uguali.
Eppure lo sappiamo bene, come ci ha ricordato il Papa nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale: ”La missione della Chiesa è quella di chiamare tutti i popoli alla salvezza operata da Dio tramite il Figlio suo incarnato. È necessario rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo, che è fermento di libertà e di progresso, di fraternità, di unità e di pace. Voglio nuovamente confermare che il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa.
La Chiesa intera deve impegnarsi nella “missio ad gentes”, fino a che la sovranità di Cristo non sia pienamente realizzata: “Al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a Lui sottomessa” (Eb 2,8)”.
Anche la nostra diocesi, dopo aver dato vita in Kenya alla parrocchia di S. Antioco a Camp Garba una ventina d’anni fa, oggi trova difficoltà a proseguire l’impegno. Continua la generosità delle adozioni a distanza, ma quanto tempo riusciranno a resistere i nostri sacerdoti presenti in Africa? E noi, sentiamo la loro presenza in missione come espressione del nostro impegno di evangelizzazione o solo come una cosa buona, che però non ci coinvolge più di tanto?
Nei pochi giorni in cui sono stato a Camp Garba all’inizio di giugno ho potuto constatare di persona l’importanza della presenza della nostra missione. Certo, la prima cosa che salta agli occhi è la povertà materiale. Offrire un po’ d’acqua e un po’ di cibo in quella terra polverosa preda della siccità è davvero indispensabile.
L’annuncio del Vangelo è stato accolto dalla religiosità spontanea dei Turcana. È bello vederli pregare e cantare. Chiedono i sacramenti dell’iniziazione e partecipano volentieri all’Eucaristia. Più difficilmente chiedono il matrimonio cristiano.
Ma come fare in modo che il Vangelo trasformi nel profondo la loro vita? Come far loro capire l’importanza di assumersi delle responsabilità, la necessità di nutrire della novità cristiana la loro cultura tradizionale, soprattutto la vita di famiglia, le relazioni interpersonali, il rispetto per ogni persona, a qualsiasi tribù appartenga?
Scrive ancora il Papa: “La missione universale deve divenire una costante fondamentale della vita della Chiesa. La Chiesa mira a trasformare il mondo con la proclamazione del Vangelo dell’amore. È a questa missione e servizio che, anche con questo Messaggio, chiamo a partecipare tutti i membri e le istituzioni della Chiesa”.
Abbiamo tanto cammino da fare. Se non sentiamo l’urgenza della missione, non abbiamo ancora accolto davvero il Vangelo! 

 
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