Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 15 marzo 2026
“Siate misericordiosi come il Padre vostro”
Vorrei situare queste espressione del Vangelo nel contesto ecclesiale nel quale ci troviamo, cioè nell’anno francescano e nel cammino intrapreso dalla nostra diocesi sulla vita comunitaria, che in questa settimana ci fa riflettere sul verbo “correggere”.
Nel suo Testamento, dettato pochi mesi prima della morte, San Francesco scrive così: «Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così. Quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (Testamento, Fonti Francescane 110).
Notiamo che l’iniziativa della conversione di Francesco è tutta del Signore: è Dio che gli ha donato di “iniziare a fare penitenza”. Questo genera in lui un nuovo modo di guardare la vita: se stessi, gli altri e la realtà alla luce del Vangelo. Questo cambiamento comincia in modo molto concreto: quando egli inizia ad avere misericordia degli altri.
Nell’esperienza di Francesco troviamo il migliore commento all’espressione del Vangelo e senso di questa celebrazione.
1) Il Signore è il misericordioso: “come è misericordioso il Padre vostro”. Il “come” dice prima di tutto la fonte, poi il modello della misericordia. Non siamo qui per pulirci la coscienza e sentirci a posto, tanto meno per compiere un dovere prima della Pasqua: se così fosse, forse commetteremmo un peccato in più! Siamo qui per incontrarci con Dio e affidarci a Lui. Il nostro, prima che un atto di umiltà, è un atto de fede in Dio che è misericordia.
2) In secondo luogo, accostandoci al sacramento della penitenza, facciamo un atto di fede nella Chiesa e nella umanità. È alla Chiesa che egli ha lasciato il ministero della misericordia. Ci presentiamo davanti a un uomo, peccatore come noi o forse peggio, ma ministro della misericordia. La misericordia passa attraverso la Chiesa. Qui incontriamo il verbo “correggere”. Papa Giovanni, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II, disse: “Ora, tuttavia, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia, piuttosto che della severità (11 ottobre 1962)”. La “medicina della misericordia”: questa Dio e la Chiesa ci prescrivono per correggerci. È la pedagogia del perdono! Paradossalmente noi preferiremmo pagare chissà come per i nostri errori: così ci sentiremmo a posto. Oppure vorremmo che il Signore ci facesse subito perfetti. No, Egli ci cura pian piano col perdono: così ci educa!
3) Di riflesso vediamo anche come questa misericordia non è entrata nella nostra vita; vediamo il nostro peccato, che sempre è una mancanza di misericordia, un agire diversamente da come fa Dio. Attenzione: questo è l’ultimo passo, è una conseguenza. La confessione non consiste nello scrupolo di dire tutto, nell’ossessione di ricordarci di dire con precisione ogni nostro peccato (certo, siamo qui per riconoscerlo e chiedere perdono!). Siamo qui prima di tutto per confessare la misericordia di Dio, rendere grazie del suo perdono e affidarci a Lui, nostra misericordia. Così potremo trasmettere la sua misericordia anche agli altri.
