Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 25 dicembre 2025
Il censimento dell’Amore (Lc 2,1-2)
L’evangelista Luca è particolarmente attento alla storia: inserisce il racconto della nascita di Gesù nel contesto di un censimento ordinato da Cesare Augusto, “quando Quirinio era governatore della Siria”. Lo scopo dell’evangelista non è trasmetterci dei dati, ma insegnarci che Dio viene nella storia e in un preciso tempo. È il messaggio del Natale!
È un tempo drammatico quello in cui nasce. Il popolo è dominato dai romani. Dio non sfugge al dramma del tempo, anzi lo condivide. Allora come oggi. Luca usa ironia: i potenti contano le proprie forze, Dio nasce bambino!
Mi sembra di vederlo Giuseppe, in fila per farsi censire…come siamo costretti tante volte a fare anche noi, come fanno i malati per prenotare una visita, i nostri poveri alle mense… non certo per comprare regali, o in auto per il grande traffico causato caos della corsa di questi giorni. In fila: come i tanti profughi che abbiamo visto fuggire da Gaza, non molto lontano da Betlemme, o che fuggono da altri paesi a causa di guerre, violenze, carestie.
Un censimento, si specifica, “di tutta la terra!” Se lo facessimo oggi, cosa succederebbe? Forse non saremmo in grado di farlo, perché ci scontreremmo prima. Senza andare troppo lontano, avremmo difficoltà a incontrarci con qualche nostro vicino di casa, con qualche familiare. Perché? La storia non cambia. Il verbo censire in latino significa “valutare i beni”. Insomma: è questione di potere! E di orgoglio, legato a questo. “Chi conta di più? Perché un altro mi deve passare davanti?”
Ogni giorno anche noi facciamo un censimento: di amici, di cose, di quel che siamo… Così contiamo la nostra potenza perché vogliamo essere grandi…come Dio! Né più né meno di come fanno i capi di stato, che poi fanno la guerra. Ci si conta, per vedere se siamo più forti. Così nascono le nostre piccole-grandi guerre. Non solo nei confronti degli altri ma anche di noi stessi, perché ci scopriamo più deboli di quello che vorremmo essere.
In nostro Dio trasforma il censimento. Lo rovescia: l’imperatore conta la sua forza, Dio nasce impotente; l’uomo cerca la propria affermazione, Dio nasce bambino inerme. Non la potenza ma la fragilità è la cifra della nostra vita.
“Non temete…troverete un bambino avvolto in fasce”. Un bambino che ha bisogno di tutto! Soprattutto delle cure e dell’amore dei propri genitori! Le fasce sono le prime cure. Ma di quali cure ha bisogno l’umanità?
I rischi, le paure, le ansie, i progetti di Giuseppe e Maria forse sono gli stessi oggi. Dio non toglie tutto questo: nasce al buio. Ma permette di camminare in esso, grazie alla sua presenza: “Il popolo che camminava nelle tenebre, vide una grande luce!” (Is. 9,1). C’è un’unica cura di cui abbiamo bisogno: l’Amore!
Quando i pastori vanno alla grotta Luca non parla più di fasce (Lc 2,15) ma le sostituisce con la presenza di Maria e Giuseppe: è il loro amore la prima cura!
È l’Amore la cura dell’umanità! Anche Dio ne ha avuto bisogno!
L’unico censimento che Egli decreta è proprio quello dell’Amore. Per questo non ha bisogno di farci spostare, ma è Lui che viene da noi!
La scrittrice norvegese Sigrid Unset, premio Nobel alla letteratura nel 1928, nella sua opera Roveto ardente (1930),
scrive: “Dio poteva obbligare gli uomini a obbedire, come fanno le stelle. Egli, invece, si è fatto uomo e ha deposto la sua onnipotenza all’uscio delle case degli uomini. L’onnipotente che regge il cosmo se ne va come un medicante tra la folla delle anime umane, chiedendo come elemosina di spartire le ricchezze misteriose del suo essere”.
Il nostro Dio non è quello che noi fantastichiamo: è il Dio inerme come un bambino, medicante del nostro amore, che vuole solo spartire con noi la sua divinità.
Questo è anche l’augurio che voglio fare a ciascuno/a di voi: che sappiamo incontrare e riconoscere questo Dio; che comprendiamo che l’unico censimento che vale la pena di fare è quello dell’Amore: l’Amore che abbiamo ricevuto e che dobbiamo spartire con gli altri…per essere come Dio!
