28/12/2025 Festa della Santa Famiglia – Conclusione del Giubileo

Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 28 dicembre 2025

Pellegrini, al suono del corno, nella carità

La festa della Santa Famiglia quest’anno ha un colore tutto particolare: coincide con il compimento del Giubileo. Preferisco usare il termine “compimento” e non “conclusione”, perché quello di oggi è il culmine del cammino di quest’anno che non finisce, ma prosegue nel nostro essere pellegrini in questa vita.
La liturgia di oggi ci ha proposto un pellegrinaggio: quello di Giuseppe e Maria in Egitto: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò”, dice l’Angelo in sogno a Giuseppe. Poi di nuovo, dopo la morte di Erode: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele”. La Santa Famiglia è pellegrina; Dio stesso è pellegrino. Come la Chiesa e tutti noi.
Oggi siamo chiamati a tirare le fila del pellegrinaggio fatto in questo anno. Possiamo farlo riferendoci a quanto faceva il popolo di Israele ogni cinquant’anni, nel giubileo appunto, raccontatoci in modo particolare al cap. 25 del libro del Levitico. Il giubileo – come sappiamo – prende il suo nome dal suono del corno (detto shofar) del montone, chiamato jobel: non avendo dei termini corrispettivi in latino, per indicare “l’anno di grazia” si inventa il temine iubileum, che per assonanza mette insieme il suono del corno con la gioia (iubilum). Vorrei ripercorrere quanto abbiamo vissuto, rifacendomi all’uso di questo strumento. Alcuni studiosi infatti sostengono che il suono che segnava l’inizio dell’anno di grazia fosse costituito a sua volta da quattro suoni differenti, che si usavano nelle altre feste ebraiche: una nota lunga e maestosa che evoca la convocazione solenne (detta tekiah); tre note di media lunghezza simili alla voce del pianto (sheravim), che richiamano la fragilità umana e invitano a riflettere sulle azioni passate; tre note brevi, il t’ruah blast, che ricordano un allarme urgente per svegliarsi dal sonno spirituale; infine la tekiah gedolah, combinazione dei suoni precedenti, un appello al cambiamento duraturo e alla redenzione.
Questo è stato il giubileo anche per noi. Il suono lungo e maestoso ci ha convocati un anno fa, nelle celebrazioni presiedute dal card. Arrigo, che ringrazio ancora per la sua presenza. Ci siamo messi in cammino. Come Diocesi abbiamo compiuto un pellegrinaggio a Roma nel marzo scorso. Ogni comunità ha organizzato dei segni che richiamassero il nostro essere pellegrini di speranza. Poi le “tre note medie” ci hanno fatto prendere coscienza della nostra fragilità, del nostro limite, delle nostre colpe per chiedere perdono. Le “tre note brevi” hanno sollecitato la nostra coscienza e ci hanno richiamato all’urgenza della conversione. Infine la combinazione dei suoni precedenti ci invita oggi a continuare a camminare sulle strade del Vangelo. In questo senso abbiamo scelto di mostrare i segni di una nuova giustizia attraverso la raccolta fondi per i nostri fratelli e sorelle del sud Sudan, sconvolti dalla guerra.
L’accento però, anche in questa celebrazione, non deve essere posto su ciò che abbiamo fatto noi, ma su quel che Dio ha fatto per noi, in modo particolare in questo anno.
I cinque temi classi del giubileo – la restituzione delle case e della terra, la liberazione degli schiavi, la speranza e il pellegrinaggio – possono suggerire altrettante domande:
1. Quale “casa” (affetto, intimità, calore, riparo) mi è stata restituita gratis dal Padre quest’anno?
2. In quale “terra” (vocazione, appartenenza, impegno, missione) sono potuto tornare in questi mesi, grazie al Padre?
3. Da quale “schiavitù” (vizio, abitudine, dipendenza, legame tossico) il Padre proprio quest’anno mi ha liberato?
4. Quale “pellegrinaggio” (cammino, riscoperta, risveglio) è avvenuto grazie al Padre che mi ha raggiunto dove mi ero fermato?
5. Quale “speranza” (promessa, intuizione, visione) ho visto realizzato grazie alla fedeltà del Padre?
Di tutto questo rendiamo grazie a Dio, facendo “eucaristia”.
San Paolo nella seconda lettura ci ha detto: “Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità”. Questo è il nostro proposito al termine di questa tappa del nostro cammino: grati al Signore per quanto ci ha donato e per-donato, cerchiamo di vivere nel dono e nel per-dono, rivestendoci di un abito tutto speciale: la carità! A questo ci richiama ogni giorno, con giubilo, il suono del Vangelo.