Iglesias, Centro giovanile Santa Barbara, 5 febbraio 2026
Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un’adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un’assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo (Gioele 2, 15-16) .
Questo brano ci è familiare, perché lo leggiamo nella messa del mercoledì delle ceneri. Il profeta Gioele descrive una devastazione (pare dovuta a un’invasione di locuste – medesimo problema che qui a Iglesias i nostri padri hanno dovuto affrontare!) e invita il popolo a una riconciliazione comunitaria, dove tutti, senza eccezioni, sono chiamati a riunirsi per chiedere la misericordia di Dio.
Con queste parole forti e vibranti del profeta Gioele vorrei aprire il nostro convegno ecclesiale diocesano. Perché? Il convegno ecclesiale, non è semplicemente un momento strategico della nostra azione pastorale. Neppure un appuntamento annuale o un momento organizzativo. Molto di più: è una chiamata spirituale. Come nel caso di Gioele, non è il vescovo che rivolge un invito ma Dio stesso che convoca il suo popolo. Lo raduna così com’è, nella sua concretezza e nella sua fragilità, perché torni a mettersi in ascolto della sua voce. È il Signore stesso che oggi ci convoca, che chiama la sua Chiesa a radunarsi, a fermarsi e mettersi in ascolto. Non siamo qui per iniziativa personale o per un semplice appuntamento pastorale, ma perché Dio continua a credere nel suo popolo e lo chiama a rinnovare l’alleanza con Lui.
Anche noi, Chiesa che è in Iglesias, oggi ci sentiamo chiamati a “radunarci”: vescovo, presbiteri, diaconi, consacrati e laici, giovani e anziani. Nessuno escluso. Gioele ci ricorda che l’assemblea del popolo di Dio nasce da un atto di conversione del cuore e da un desiderio condiviso di rimettere il Signore al centro della nostra vita personale ed ecclesiale e – per questo – di incontrarci tra noi.
Perché mettere come tema quello della vita della comunità cristiana? Non c’è dubbio che, in un’epoca segnata da uno spiccato individualismo, fatichiamo a vivere la nostra fede con gli altri: viene meno la vita comunitaria. Confermando questa difficoltà con alcuni dati statistici (che per brevità non cito), il CENSIS nello studio Italiani, fede e Chiesa (novembre 2024), scrive: «La zona grigia nella Chiesa di oggi, è quindi il risultato dell’individualismo imperante, certo, ma anche di una Chiesa che fatica ad indicare un “oltre”» (p. 4). Ecco: noi vogliamo superare questa “zona grigia” e individuare questo “oltre”, per “indicarlo” tutti insieme e percorrerne la strada.
Questo Convegno non è solo uno spazio di riflessione ma un tempo favorevole (kairós), in cui lo Spirito ci spinge a leggere la storia che viviamo, le fatiche e le speranze della nostra diocesi, alla luce del Vangelo. Radunati dal Signore, vogliamo lasciarci interrogare, purificare e rinnovare, perché la nostra Chiesa sia sempre più segno credibile di comunione, di misericordia e di speranza nel territorio che ci è affidato.
Il convegno ecclesiale è la seconda tappa del cammino – a questo punto direi “spirituale” e non solo “pastorale” – della nostra chiesa locale. Prima ci siamo confrontati nelle singole foranie, interrogandoci in modo particolare sul nostro essere chiesa: sulla nostra situazione, sui nostri punti di forza e sulle criticità. Ora andiamo alla fonte, a ciò che ci fa essere insieme. Ritorniamo al Vangelo, in modo particolare al capitolo 18 di Mt che riporta il cosiddetto discorso ecclesiale. Per aiutarci a compiere questo passo abbiamo invitato fratel Sabino Chialà, priore della comunità di Bose, col quale ho avuto il piacere di lavorare e confrontarmi in occasione del cammino sinodale della Chiesa italiana. Abbiamo scelto lui perché crediamo sia la persona più qualificata per mettere insieme diversi aspetti del nostro radunarci: vive in una comunità, è un monaco, uno studioso della Scrittura – oltre che dei testi della cristianità antica – è un bravo comunicatore… Grazie fratel Sabino!
Come Chiesa che è in Iglesias, sentiamo il bisogno di questo tempo di grazia. Siamo un popolo segnato da fatiche, cambiamenti profondi, attese spesso inespresse; eppure siamo anche una Chiesa ricca di fede, di generosità e di desiderio di futuro.
Questo Convegno vuole essere un momento di verità e di comunione. Verità, perché siamo invitati a guardare con sincerità la nostra vita ecclesiale e il territorio che ci è affidato; comunione, perché solo insieme possiamo discernere le strade che lo Spirito ci indica. Affidiamo questi giorni allo Spirito Santo. Egli apra i nostri cuori, renda docile il nostro ascolto e ci doni il coraggio di camminare insieme, perché la Chiesa di Iglesias sia sempre più casa accogliente, madre misericordiosa e segno di speranza per tutti.
