08/02/2026 – I Anniversario ordinazione episcopale

Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 8 febbraio 2026

Il dito e la luna

Queste celebrazioni mi imbarazzano un po’, soprattutto per timidezza personale. Chi mi conosce sa che finora ho preferito sempre ringraziare il Signore (mai adeguatamente!), nel silenzio. Quando ero a Cagliari me ne andavo in un paese tra i più sperduti e piccoli della diocesi, dove tra l’altro mia madre aveva mosso i suoi primi passi nel suo lavoro di insegnante.
Quando l’arciprete una settimana fa mi ha chiamato per comunicarmi di questa celebrazione, mi ha detto: “Abbiamo deciso…” Ho accettato per quest’anno, poi si vedrà… D’altra parte è bello far festa insieme (in quest’anno – tra l’altro – ho visto che le feste in questa città e in tutta la diocesi non mancano di certo!).
Nel sottofondo di questa celebrazione credo ci sia una domanda di questa Chiesa alla quale sono stato mandato: “Raccontaci un po’ come è andata!”. Perciò credo mio dovere non sfuggire alla risposta e rendervi conto dell’esperienza di cristiano che ho vissuto in questo periodo. Provvidenzialmente le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano in questo. Vorrei soffermarmi sulla seconda lettura e sul Vangelo.
Facilmente posso fare mie le parole di Paolo: “Venni tra voi con molto timore e trepidazione”. Di questo credo che nessuno dubiti. L’apostolo poi ha continuato: “La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza”. Questo è stato anche quel ho toccato con mano: l’azione dello Spirito. Davvero Dio non mi ha abbandonato, mi sono sentito sorretto e accompagnato. Ciò è avvenuto soprattutto attraverso tanta collaborazione che ho ricevuto. Dio si è come divertito a farmi tante sorprese: mi ha spianato il cammino su tanti aspetti davanti ai quali credevo di avere molte più difficoltà; viceversa, mi ha fatto capire che alcune cose che credevo logiche e scontate forse non corrispondevano alla sua volontà.
La pagina del vangelo ci ha presentato un brano del cosiddetto discorso della montagna, quello considerato sintesi del Vangelo, un discorso programmatico per Gesù ma anche per me e per ciascuno di noi. Fa seguito immediatamente al testo delle beatitudini. Come vivere le beatitudini? Nella pagina che abbiamo ascoltato sono presenti due simboli: sale e luce. Voi siete sale e luce. Mi colpisce che Gesù non dica “dovete essere” o solamente “sarete”. No: siete! Lo dice a persone deboli, fragili, che di lì a poco lo abbandoneranno. Gesù non si scandalizza di dirlo anche a me e a noi. Anche se a noi sembra impossibile e ci sentiamo inadeguati, del tutto indegni di tanta fiducia.
Cos’hanno in comune tra loro sale e luce? Credo, tra gli altri, due aspetti: sono altruisti e discreti. Altruisti perché servono per valorizzare quel che c’è già, da soli non servono; discreti perché da prendere con le giuste dosi: troppa luce acceca, con troppo sale il cibo è immangiabile. Questo siamo noi con la nostra vita e il nostro ministero.
Termino con un’immagine, pare di origine Zen. Quella del dito e la luna (musicata tra l’altro nel 1998 dal cantautore Angelo Branduardi). “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. È uno dei rischi che corriamo sempre nella nostra vita e in celebrazioni come questa. Fermarci al “mezzo” e non guadare al “fine”: non è l’episcopo che conta ma il Vangelo di cui è annunciatore.
Chiediamo di essere una Chiesa che guarda oltre, altruista e discreta, capace di far vedere non se stessa, ma le opere buone (anzi “le opere belle”, come dice letteralmente la pagina del Vangelo) che nascono unicamente dall’amore di Dio.