03/04/2026 – Venerdì Santo

Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 3 aprile 2026

La tunica senza cuciture: dalla Croce la comunità

Giovanni è l’evangelista che più di tutti si sofferma sulla spoliazione delle vesti di Gesù e cita in modo particolare la tunica. Dice che i soldati stanno “da una parte”; dall’altra ci sono le donne il discepolo amato. Al centro c’è il Crocifisso. Sotto la croce si danno convegno tutti: è convocata tutta l’umanità, buoni (le donne) e cattivi (soldati). La prima eredità che Gesù ci lascia dalla croce sono le vesti. Sono ciò che sta più a contatto col nostro corpo; quel che ci protegge dal freddo, a volte ci identifica, ci preserva, salvaguarda la nostra dignità e il nostro pudore. L’eredità, il corpo stesso di Gesù, non sono dati alle donne ma ai soldati, cioè ai nemici, a chi lo opprime. Per consuetudine le vesti spettavano agli esecutori. In questo caso non si dice che essi le “presero”, ma che le “accolsero”: è Gesù che le dona. Gratuitamente. Adamo ed Eva si erano fatti delle vesti con foglie di fico; Dio aveva regalato loro due tuniche di pelle, in attesa di donare all’umanità le vesti del Figlio. Ora tutto si compie. Lui resta nudo e noi siamo rivestiti di Lui. Le vesti sono fatte in quattro parti: non si dice che le divisero, ma che le distribuirono: sono ricevute come dono e ognuno ha la sua eredità. Quattro infatti è il numero che indica la totalità. Tra le vesti ci si sofferma in modo speciale sulla tunica. Prima la si cita e si lascia in sospeso il discorso; poi lo si riprende, precisando che è fatta tutta di un pezzo, non divisibile se non rovinandola irrimediabilmente. La tunica è la veste intima; è la veste del Figlio che ci è data tutta intera. Si dice che è tessuta tutta intera “dall’alto”, cioè dal cielo. Giovanni aveva usato la stessa espressione precisando a Nicodemo che “bisogna rinascere all’alto”; “tu non avresti alcun potere, – appena detto Gesù a Pilato – se non ti fosse stato dato dall’alto”. La tunica rappresenta l’amore fraterno. I Padri della Chiesa dicono che è simbolo della Chiesa. Scrive S. Agostino: “Le vesti del Signore Gesù Cristo divise in quattro parti, significano la sua chiesa totalmente e concordemente diffusa in tutto il mondo che, appunto, consta di quattro parti […]. Quanto alla tunica tirata a sorte, essa significa l’unità di tutte le parti, saldate insieme dal vincolo della carità” (In Iohan. 118,4,). La divisione è il grande male; ogni divisione perpetua un’uccisione. “Non squarciamola”, dicono i soldati: non dividiamo la comunità! Restiamo uniti nel “vincolo della carità”, secondo le parole di Agostino. Mentre tutto sembra finire, mentre i discepoli fuggono, mentre il Maestro viene spogliato, abbandonato e condannato, nasce qualcosa di nuovo: nasce un popolo, nasce una comunità; nasciamo anche noi, chiamati a vivere da fratelli e sorelle.