Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 5 aprile 2026
Correvano insieme: dalla Risurrezione la comunità cristiana
Questo è il giorno di Cristo Signore! La Pasqua è “il giorno” per eccellenza: il centro della storia, il momento in cui tutto cambia: Dio sconfigge la morte, crea una vita nuova, ci apre un futuro. Così dà senso a ogni attimo della nostra vita, anche quelli più incomprensibili e tristi. Triste e cupo era il cielo sopra le teste dei discepoli in quel Venerdì santo: avevano amato davvero il loro maestro; avevano lasciato tutto per seguirlo; forse non avevano capito granché della sua predicazione, ma questa in ogni caso aveva acceso in loro una speranza. Ora tutto era finito. Perciò i discepoli si disperdono: alcuni avevano rinnegato la fede, avevano lasciato la comunità, ritenendo la loro fede precedente un’illusione. Altri non potevano neppure fuggire, perché temevano di essere riconosciuti e catturati. Perciò se ne stavano rinchiusi, smarriti, confusi; pronti a scappare via appena possibile e ritornare alla vita di prima o a inventarsi una nuova storia.
Ma la mattina di Pasqua tutto pian piano cambia: è il “primo giorno”, quel giorno che segnerà la loro storia e – da lì in poi – la storia dell’intera umanità. Maria Maddalena, “l’apostola degli apostoli” – come la chiama la tradizione orientale – corre da Pietro e dall’altro discepolo, quello amato. Corre da sola, con il suo dolore, le sue domande, forse le sue speranze segrete. Da qui la scena si movimenta. Partono i due discepoli e vanno al sepolcro, che Giovanni chiama “il luogo del ricordo”: il luogo che costituisce la méta del loro cammino, quel luogo che ci ricorda la nostra natura, ci ripresenta il nostro terribile nemico, la morte. Il passo si fa più spedito, il movimento è più veloce: “Ora correvano i due, insieme”. Non più soli. Il passo certo è diverso, ma corrono insieme. C’è chi è più veloce: l’altro discepolo arriva prima. Logico che sia così: ha capito di essere amato, perciò il suo passo può essere più spedito. Chi sa di essere amato arriva sempre prima: “L’amore di Cristo ci spinge”, dice Paolo (2 Cor 5,14). L’amore ci fa conoscere molto più di tante altri mezzi o teorie. Ma ci permette anche di condividere: il discepolo amato arriva prima ma sa aspettare che arrivi anche Simon Pietro “che lo seguiva”: Pietro finalmente è diventato anche lui seguace dell’amore. Non era stato capace di seguire Gesù nel cammino della croce, ma almeno si mette al seguito di chi sa di essere amato. Ecco che si sta creando una comunità! Questa è la comunità: fratelli che corrono insieme, l’uno al seguito dell’altro verso il “luogo del ricordo”; ciascuno con il proprio passo; sapendo di essere spinti dall’amore; sapendosi aspettare: nella comunità normalmente l’andatura è fatta dal più lento. Non importa la velocità, importa seguire l’Amore. Così si può finalmente entrare insieme nel ventre della terra, cercare insieme la méta della corsa, cercare insieme il senso del cammino, confrontarsi coi nostri ricordi umani, i nostri pensieri, le nostre paure e col terribile nemico che è la morte. Anche dentro il sepolcro, i due non hanno la medesima reazione; Pietro entra “osserva attentamente”, “contempla”; l’altro discepolo invece “conosce” e crede. La Risurrezione non crea un gruppo uniforme né immediatamente unito, ma mette in movimento i cuori; pone domande; trasforma pian piano l’esistenza. Ci vorrà ancora un cammino perché il gruppo di ricompatti. Il Risorto dovrà lavorare ancora a lungo con loro. Ma il fondamento è posto: la comunità cristiana non nasce da uno sforzo umano, ma da un incontro con il Risorto.
Questo è dunque l’augurio che al termine di questo cammino di Quaresima, in modo particolare di questo triduo nel quale abbiamo riflettuto sulla comunità cristiana sotto diversi punti di vista, intendo fare a voi e alla nostra Chiesa: che sappiamo correre insieme, insieme possiamo entrare nel ventre della storia, insieme possiamo maturare la fede nella Risurrezione. Insieme possiamo incontrare il Risorto che ci viene a cercare per farci diventare una comunità. Che questa Pasqua ci faccia passare dalla solitudine alla comunione, ci faccia sperimentare la gioia di essere Chiesa, popolo amato da Dio.
