Carloforte, Parrocchia San Pietro, 30 aprile 2026
L’incontro con l’Amore
E io ch’al fine di tutt’i disii
appropinquava, sì com’io dovea
l’ardor del desiderio in me finii.
(E io che mi avvicinavo al fine ultimo di ogni umana aspirazione, così come dovevo, raggiunsi il culmine dell’ardore del mio desiderio).
Ci ritroviamo oggi attorno all’altare del Signore con il cuore colmo di gratitudine e di commozione per affidare alla misericordia del Padre il caro don Daniele Agus, che dopo 95 anni di vita e più di 72 di presbiterato ha concluso il suo pellegrinaggio terreno. A poco più di tre mesi dalla morte di don Cauli – amico fraterno di don Daniele – oggi diamo l’estremo saluto all’altro grande patriarca della nostra chiesa di Iglesias. In questa occasione, vorrei riflettere insieme con voi sulle parole del Vg, che ci riportano al lungo discorso di addio presente in Gv. Siamo nella cosiddetta “preghiera sacerdotale” e Gesù dice: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (Gv 17,24). Non è soltanto un’invocazione o una promessa: è il desiderio ardente del Figlio, che si compie oggi per don Daniele.
Tutta la sua lunga vita, di cristiano anzitutto e di presbitero poi, è stata in fondo una risposta fedele a questo desiderio di Cristo. Per oltre sette decenni egli ha vissuto il suo ministero come un dono totale, specialmente nella comunità di Carloforte che è stata la sua casa, il suo campo, la sua famiglia (ma ha svolto il ministero anche a Barbusi, a Teulada, al GDO di Carbonia, in Seminario come economo, nella pastorale del tempo libero, turismo e sport). Cosa non ha fatto don Daniele qui a Carloforte! Ha vissuto, annunciato il Vangelo, ha spezzato il Pane della vita, ha accompagnato generazioni di fedeli nelle gioie e nelle prove, nelle nascite e nei lutti, nella quotidianità spesso silenziosa ma sempre preziosa del cammino cristiano; non si contano i libri che ha scritto per voi; qui ha sofferto, ha lottato con voi, ha insegnato – in modo particolare il latino – ma soprattutto ha insegnato a vivere…ha trasmesso la fede! Come un vero padre! Di tutto questo, in qualità di indegno pastore della Chiesa, rendo grazie, insieme con voi, a Dio e a lui.
Possiamo dire che don Daniele ha cercato per tutta la vita il volto del Signore e ha insegnato agli altri a fare altrettanto. E oggi quella ricerca giunge al suo compimento. Oggi si realizza per lui ciò che Gesù chiede al Padre: essere con Lui, vedere la sua gloria, entrare nella pienezza dell’amore.
Le parole di Dante che ho citato all’inizio, dicono lo stupore del poeta davanti alla contemplazione di Dio. Non le ho citate a caso: Don Daniele era un appassionato di Dante, tanto che aveva tradotto la Divina Commedia in latino. Il sommo poeta le pronuncia quando giunge alla visione di Dio: “E io che mi avvicinavo al fine ultimo di ogni umana aspirazione, così come dovevo, raggiunsi il culmine dell’ardore del mio desiderio”. Dante capisce che siamo fatti per Dio e solo Lui colma ogni nostro desiderio. Così è per don Daniele. La vivacità del suo pensiero, l’arguzia della sua intelligenza, la fermezza del suo carattere, l’intraprendenza e la lungimiranza della sua azione (pensiamo alla TV, alla radio, alla Croce azzurra…) trovano oggi il loro vero compimento e raggiungono il loro fine. Don Daniele si incontra con Dio e raggiunge “il culmine dell’ardore del suo desiderio”.
Riprendiamo brevemente la lettura della pagina del Vangelo. Gesù continua dicendo: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). Questa è l’eredità che don Daniele ci lascia. Ha fatto conoscere Dio: questo è il senso del ministero di ogni presbitero – di più – di ogni cristiano. Ma non basta “lo farò conoscere”: don Daniele continuerà ad essere un testimone del Vangelo, ora in una nuova dimensione. Oggi siamo in tanti, commossi, a salutarlo. Il nostro vero apprezzamento nei suoi confronti non starà tanto nello spendere delle parole oggi – parole che inevitabilmente il vento e il tempo si porteranno via! – ma nel realizzare quanto ha insegnato. “Perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”. Don Daniele ha compreso di essere amato infinitamente da Dio. Questo Amore ha testimoniato. Con lo stesso Amore oggi si è incontrato e lo stesso Amore lo accoglie. Possiamo cogliere la sua eredità vivendo con lo stesso Amore, «l’amor che move il sole e l’altre stelle».
