Sant’Antioco, Basilica di S. Antioco Martire, 20 aprile 2026
Padre e madre nella fede
Oggi la nostra Chiesa di Iglesias si raccoglie nella gioia e nella gratitudine per celebrare Sant’Antioco, testimone fedele di Cristo e padre nella fede per questa terra. Come ben sapete, Il culto dedicato a Sant’Antioco martire, nel territorio sulcitano, è antichissimo. La prima notizia della festa, trovata finora, risale al 1359, ma non è detto che il pellegrinaggio e la festa non esistessero già negli anni precedenti. La memoria di Sant’Antico non è soltanto un ricordo del passato, ma una luce viva che illumina il nostro presente e orienta il nostro cammino come comunità cristiana. In quest’anno pastorale, la nostra Chiesa diocesana ha scelto come tema di approfondimento proprio quello della vita della comunità cristiana. In questa breve riflessione vorrei allora rileggere la figura di Sant’Antioco nei suoi riflessi sulla nostra comunità: cosa insegna il nostro martire sulcitano a noi cristiani che, in questa diocesi in modo particolare, abbiamo ereditato la fede che lui ha trasmesso? Per rispondere, vorrei prendere spunto dalla seconda lettura che abbiamo appena ascoltato. Ci ha presentato un brano della prima lettera di Paolo agli abitanti di Tessalonica, l’odierna Salonicco, in assoluto il testo più antico del NT. Paolo visita questa comunità probabilmente nell’estate del 50 e poi indirizza questo scritto nel quale evidenzia le difficoltà della missione, la coerenza della sua condotta e la disponibilità a fare tutto per i membri di quella chiesa. “Come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo”. Questo ha fatto anche Antioco, venendo in questa terra e morendo martire a meno di un secolo dalla morte di Gesù (127 dC); questo è anche il compito della chiesa. Gesù non ha scritto nulla: se lo avesse fatto, non sarebbe mai nata la Chiesa. Affida invece il suo vangelo ai suoi discepoli, uomini e donne in carne e ossa. Così nasce la comunità cristiana e per questo esiste. Noi dopo duemila anni noi ci ritroviamo non per perpetuare una tradizione folkloristica: la fede rischia talvolta di diventare abitudine, tradizione svuotata, oppure esperienza privata. La nostra presenza oggi dice che quel Vangelo che Antioco ci ha trasmesso e che è stato il fondamento della sua vita, costituisce anche il principio che guida i nostri passi, la luce che illumina la nostra mente e il nostro cuore, il senso della nostra esistenza. Noi, come comunità cristiana, esistiamo grazie al Vangelo e, poiché abbiamo sperimentato la sua bellezza, ci impegniamo a trasmetterlo. Paolo, continuando il suo discorso ha affermato: “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita”. Amorevoli come una madre! Antioco è stato nostro padre in questa fede, amorevole e coraggioso. Questa è la testimonianza che ci ha reso: il martire, come sappiamo è il supremo testimone della fede, la trasmette con la sua vita fino a donarla totalmente. Noi chiesa siamo chiamati ad fare altrettanto. La Chiesa è nostra madre amorevole, non un’istituzione fredda o distante; noi dobbiamo essere “madri-padri amorevoli”: che generano i propri figli, li amano, li educano, li accompagnano. In una parola, che vivono per loro. “Avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita”: questo ha fatto Antioco, questo fa ogni membro della comunità cristiana, chiamato non a tramettere parole ma a “tramettere la propria vita”. Come comunità cristiana, siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri. Nessuno deve sentirsi escluso o dimenticato. Penso ai poveri, agli anziani, ai giovani in ricerca che spesso abbandonano questa terra, a chi lotta per un posto di lavoro, vive momenti di smarrimento. Una Chiesa che segue l’esempio di Sant’Antioco è una Chiesa che si fa vicina, che ascolta, che accompagna. È una chiesa madre che, come Antioco, ha sperimentato la bellezza del Vangelo e vive solo per questo. Una Chiesa che non ha paura di annunciare, che non si stanca di amare, perciò non rinuncia a sperare…
