02/04/2026 – Messa Crismale

Iglesias, Cattedrale di Santa Chiara, 2 aprile 2026

Consacrati… insieme

Nella Messa Crismale, ci ritroviamo come un solo popolo attorno all’altare, convocati da una chiamata: quella del Signore che ci consacra e ci invia. Di ciascuno di noi, vescovi, presbiteri, diaconi, seminaristi, catechisti, di tutti e tutte noi si può dire: “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri…”. Quella di oggi è una celebrazione profondamente comunitaria, che manifesta il volto della Chiesa come corpo vivo, all’interno del quale ciascuno ha un dono e tutti siamo legati gli uni agli altri.
In quest’anno che abbiamo dedicato a riflettere sulla vita comunitaria della Chiesa, lasciandoci guidare in modo particolare dal testo del diciottesimo capitolo del Vangelo di Matteo, vorrei fare qualche considerazione su questo tema anche nella celebrazione di oggi.
Le letture ci parlano di un Dio che unge, che consacra, che affida una missione. Ma questa unzione non è mai individualistica: personale sì, ma sempre per il popolo, per la comunità. Consacrati “insieme”, mai da soli! È la Chiesa “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose (1 Pt 2,9). Il profeta è unto per portare una buona notizia ai poveri; i ministri sono ordinati per servire il popolo; ogni battezzato è reso partecipe della missione di Cristo per edificare la comunione.
Oggi, in modo particolare, vediamo riflessa questa verità nella vita del presbiterio unito al vescovo. Siamo insieme! I presbiteri rinnovano le promesse non come gesto isolato, ma come atto comunitario: ricordano che il loro ministero nasce e vive dentro una fraternità, dentro una Chiesa concreta, fatta di volti, storie, fatiche e speranze. Nessuno è prete da solo, come nessuno vive la fede da solo.
La fede cristiana non è un cammino solitario, né un’esperienza privata. È un “noi”. Siamo un popolo radunato, una famiglia convocata, siamo uno accanto all’altro non a caso, una comunità chiamata a camminare insieme. In un tempo in cui è facile chiudersi, isolarsi, vivere il proprio ministero separandosi dagli altri e la religione come qualcosa di intimistico o occasionale, la Messa Crismale ci richiama con forza alla dimensione comunitaria della nostra vocazione.
I sacri oli che oggi vengono benedetti e consacrati — l’olio dei catecumeni, degli infermi e il sacro crisma — sono segni concreti di questa comunione. Non appartengono a qualcuno, ma a tutta la Chiesa. Con essi si accompagna la vita dei fedeli: dalla nascita alla malattia, dalla crescita nella fede fino alla missione. È la comunità che genera, cura, sostiene e invia.
Allora ritorna quanto mai prezioso, anche in occasione di questa Messa, l’insegnamento che abbiamo approfondito insieme in questo tempo di Quaresima: guardare in faccia, chiamare per nome le azioni e i verbi che distruggono la comunità: gareggiare, scandalizzare, disprezzare; promuovere invece i principi che ci fanno essere Chiesa: correggere, pregare, perdonare. Sì, perdonare: il nostro presbiterio non è perfetto; non lo sono le nostre comunità parrocchiali, le nostre famiglie: abbiamo bisogno di perdonarci.
Vivere la fede “insieme” significa accettare anche la fatica dell’altro, la diversità, le incomprensioni. Ma è proprio lì che il Vangelo prende carne. Una comunità non è mai perfetta: è viva. La sua bellezza non sta nell’assenza di problemi, ma nella capacità di rimanere unita, insieme, di perdonare appunto, e di ricominciare. Non abbiamo il diritto di dividerci e di isolarci. Siamo il popolo dei consacrati del Signore e abbiamo un compito che egli ci ha affidato!
Chiediamo al Signore in questa celebrazione di rinnovare in tutti noi la gioia di appartenere alla Chiesa, di stare “insieme”. Non una Chiesa ideale, ma questa Chiesa concreta, con le sue fragilità e la sua grazia. Preghiamo, in modo particolare noi sacerdoti, in comunione con coloro che non hanno potuto o non hanno voluto essere presenti. Portiamo all’altare le fatiche del nostro ministero, quelle delle nostre comunità e del nostro territorio. Rinnoviamo la gioia di seguire il Signore.
Che lo Spirito Santo, che consacra e unisce, ci renda capaci di vivere una fede condivisa, un servizio reciproco, una comunione vera. Perché solo insieme possiamo essere segno credibile dell’amore di Dio nel mondo.