23/04/2026 – Pellegrinaggio alla Madonna di Bonaria

Cagliari, Basilica di Nostra Signora di Bonaria, 23 aprile 2026

“Insieme” nel Cenacolo e sotto la Croce

Con questo pellegrinaggio diocesano, giungiamo come comunità credente ai piedi della Madre, la Madonna di Bonaria, portando nel cuore le nostre fatiche, le nostre speranze e il desiderio di rinnovare la nostra vita cristiana.
Ci arriviamo non da soli, ma insieme. La nostra Chiesa diocesana ha scelto in quest’anno di riflettere sulla vita della comunità cristiana, in una parola, sul nostro essere Chiesa. Quali riflessioni su questo tema possiamo fare noi, venuti insieme al colle di Bonaria, in occasione del centenario della elevazione di questa chiesa a basilica minore e della dedicazione di questo edificio sacro? Vorrei proporre due spunti di riflessione, il primo dalla prima lettura, il secondo dalla pagina del Vangelo.
Il brano degli Atti degli Apostoli (At 1,12-14) si riferisce ai discepoli dopo l’Ascensione di Gesù: sono pochi, fragili, forse anche smarriti. Eppure fanno una cosa decisiva: restano insieme. “Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù”.
Questa immagine è il primo ritratto della Chiesa. Non una struttura perfetta, non una comunità senza problemi, ma un gruppo di persone che scelgono di rimanere unite, di pregare insieme, di non disperdersi. Nel cuore di questa comunione, c’è Maria. La notazione di Lc, autore degli At, non ha un carattere descrittivo, ma paradigmatico. In altre parole, non ci sta descrivendo ciò che è avvenuto in un’occasione, in un preciso momento; piuttosto vuole dipingere un quadro – lui che tradizionalmente è ritenuto un pittore oltre che un medico – dicendoci chi è la chiesa. Di questa, fa parte essenziale Maria. Lc vuole insegnare che – come afferma il vescovo Cromazio di Aquileia già alla fine del IV sec – “non si può parlare di Chiesa se non vi è presente Maria, la Madre del Signore, con i suoi fratelli” (Sermo 30). Questo pare sufficiente all’autore sacro: per questo Lc non nominerà più Maria in seguito. Ebbene: noi sardi possiamo dire questo in modo particolare della Madonna di Bonaria. Non può esistere chiesa sarda, senza la Madonna di Bonaria. Ogni zona della Sardegna ha dei titoli particolari con i quali venera Maria. Nella nostra Chiesa diocesana abbiamo, per esempio, la Madonna di Tratalias, “Regina del Sulcis”. Ma tutti abbiamo in comune la presenza della Madonna di Bonaria come parte essenziale della nostra comunità.
Cosa significa questo?
Vorrei rispondere proponendo la seconda riflessione, questa volta tratta dalla pagina del Vangelo, che ci ha riportato sotto la croce, dove “stavano…sua Madre, la sorella della madre Maria di Cleofa e Maria di Magdala”. È un secondo quadro, che sta davanti a noi. “Stavano”: partecipano del dono supremo d’amore del Figlio. Anche questo è un ritratto della Chiesa: ogni comunità nasce ai piedi della croce. Maria è unita al Figlio nel supremo atto d’amore. Il Padre ora abbandona il Figlio, il Figlio abbandona la Madre, e Figlio e Madre ora sono uniti nell’abbandono. A uno “svuotamento” (che S. Paolo chiama kenosis) perfetto e totale del Figlio di Dio sulla croce, corrisponde anche lo svuotamento totale di Maria, alla quale è chiesto il sacrificio del Figlio. Maria sotto la croce ci insegna ad abbandonare i nostri progetti, i nostri egoismi, perfino i nostri affetti più cari, e affidarci fiduciosi a Dio e agli altri. Non a caso è in questo momento che Gesù affida la Donna, che rappresenta tutta la Chiesa, al discepolo amato, e a lui affida la Madre. Madre e discepolo divengono così una sola famiglia: nasce la comunità unita dall’amore.
Per un attimo pensiamo alle nostre comunità: ritraiamole nel cenacolo e poi ai piedi della croce, insieme con la Madonna di Bonaria. Pensiamoci insieme: nella vita di tutti i giorni, in attesa dello Spirito, nell’ora dell’abbandono. Sentiamoci affidati gli uni agli altri. Sentiamoci affidati alla Madonna di Bonaria e lei affidata a noi. A nostra volta, affidiamo alla Madonna di Bonaria le nostre famiglie, i nostri giovani, i nostri anziani, i nostri presbiteri, i diaconi, le consacrate, i seminaristi… Affidiamole le nostre parrocchie, perché diventino sempre più cenacoli vivi, dove si respira il Vangelo. E chiediamole una grazia semplice e grande: imparare da lei a “stare”. Stare sotto la croce, senza fuggire. Stare insieme, senza dividerci. Venire qui, in pellegrinaggio, non è solo un gesto di devozione. È una scelta di cammino. Siamo venuti come discepoli, torniamo come comunità. Siamo venuti con le nostre domande, torniamo con una consegna: essere Chiesa unita, che accoglie i doni dello Spirito e si abbandona fiduciosa nelle braccia del Padre. Così, come “nostra Sennora”, non avremo paura della burrasca, perché il Signore ci farà approdare in terre nuove, guidati dal suo amore.