Calasetta, parrocchia San Maurizio Martire, 5 settembre 2026
Ascoltate oggi la voce del Signore!
Cari fratelli e sorelle, carissimo don Francesco, celebriamo l’Eucaristia nel giorno del Signore e, in questa domenica, celebriamo anche un dono particolare che il Signore ha fatto alla nostra Chiesa: venticinque anni del tuo ministero presbiterale. Da allora molte cose sono cambiate. Sono cambiate le comunità, le persone, le situazioni pastorali, le domande degli uomini e delle donne che hai incontrato. Ma una cosa non è cambiata: la voce del Signore che continua a chiamarti.
«Ascoltate oggi la voce del Signore»: è il tema musicale che attraversa tutta la liturgia di oggi e sul quale vorrei soffermarmi. Le letture di questa domenica non le abbiamo scelte appositamente, ma sembrano fatte apposta per noi. Vorrei sviluppare il tema dell’ascolto a partire dalla prima Lettura e dal Vangelo.
La prima lettura ci presenta il profeta Ezechiele, vissuto in terra d’esilio 600 anni prima di Gesù, e una parola che egli riceve e che, per un presbitero, è particolarmente significativa: «Io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele». Francesco, venticinque anni fa sei stato posto anche tu come sentinella in mezzo al popolo di Dio. Una sentinella scruta, guarda, ascolta. Discerne quel che sta accadendo. Il presbitero è chiamato a fare altrettanto. Anzitutto ad ascoltare Dio. Poi guardare alla vita e alla storia, per discernere lì l’opera del suo amore. Vedere quel che viene da Lui e promuoverlo. Individuare ciò che minaccia la comunità e gridare l’allarme. «Chiunque è posto come sentinella del popolo – dice s. Gregorio Magno –, deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare con la sua preveggenza” (Omelie su Ezechiele1,11). In alto…con la sua vita! Mi sembra di vederti: dalla torre sabauda di Calasetta che scruti il cielo e poi guardi alla tua parrocchia e sei disposto a fare di tutto per il popolo che Dio ti ha affidato.
Nel tuo ministero hai poi diversi altri compiti. A esempio quello di dirigere la pastorale giovanile e vocazionale. Che cosa significa accompagnare un giovane? Significa, prima di tutto ascoltarlo e poi aiutarlo ad ascoltare e scrutare. Paolo VI, nella cappella del seminario, invitò i seminaristi a saper ascoltare. Disse proprio questo: “Diletti figli, sappiate distinguere tra il rumore di (queste) voci ingannevoli, la Voce per eccellenza, l’unica vera Voce che può rispondere alle vostre sante aspirazioni; sappiate tenere l’orecchio sempre attento a Colui che un giorno, in modo misterioso ma inconfondibile, vi fece sentire l’invito: Veni, séquere me”.
La voce del Signore non urla, non si impone ma dice: «Tu sei prezioso ai miei occhi» (Is 43,4).
La pagina del Vangelo ci ha presentato alcune regole della vita ecclesiale. C’è un fine che fa sottofondo alle parole di Gesù: “Avrai guadagnato un fratello”. Qui troviamo un altro aspetto della vita del cristiano e in modo particolare del presbitero: “guadagnare un fratello”. Non significa fare proseliti, ma essere uomini di relazioni, belle, equilibrate, evangeliche. Fraterne, appunto. “Quel che legherete sulla terra, sarà legato nei cieli”. Che bello! Le nostre relazioni hanno un valore eterno. La bellezza della vita di un prete è che è chiamato ad avere relazioni con tante persone: ricchi e poveri, giovani e anziani. Tutti. Il prete è uomo delle relazioni fraterne. Queste relazioni hanno un valore eterno. Poi c’è una parola che sembra fatta apposta per te. Gesù in questo contesto dice: «se due o tre di accorderanno…». Qui usa il verbo “synfonein”, cioè fare una sinfonia. Il Signore ti ha dotato dell’arte musicale, sei maestro di cappella, uomo che conosce il linguaggio della musica e del canto.
Nella tua storia sacerdotale, la musica e il ministero si incontrano proprio qui: nell’arte dell’ascolto.
Prima di suonare, di dirigere, bisogna ascoltare. Prima di educare una voce bisogna ascoltare quella voce. Non si può fare armonia se ciascuno ascolta soltanto se stesso.
L’armonia nasce quando ogni voce ascolta le altre e tutte insieme cercano una melodia più grande.
Questa è la Chiesa.
Caro Francesco, con te oggi diciamo grazie al Signore per tutto quanto ti ha dato in questi 25 anni. A nome della nostra Chiesa dico grazie anche te per tutto quanto fai e alla tua famiglia che ti accompagna e ti supporta.
Dico a questa comunità: “Vogliate bene a don Francesco, aiutatelo, perdonatelo quando sbaglia!” Fate con lui una bella sinfonia. “Ascoltate oggi la mia voce”: non ieri, oggi. Il canto d’amore di Dio continua. Che davvero tutti possiamo ascoltarlo!
