Carbonia (Serbariu), parrocchia San Narciso, 20 settembre 2026
Vivere è Cristo
Con grande gioia ci ritroviamo oggi attorno all’altare del Signore per celebrare la festa del nostro patrono, san Narciso.
La festa patronale è la festa della comunità. Cosa ci dice la Parola di Dio perché noi possiamo essere sempre più Chiesa come vuole Gesù?
È bello che la Provvidenza ci faccia ascoltare, proprio in questa festa, una Parola che parla di una vigna, di uomini chiamati a lavorare, di persone che vengono incontrate dal padrone in momenti diversi della giornata. La vigna è un’immagine profondamente biblica. È il luogo nel quale Dio chiama, raccoglie, attende, coltiva e fa maturare i suoi frutti. E questa vigna oggi è anche la nostra comunità. È la comunità di Serbariu, con la sua storia, le sue famiglie, le sue fatiche, le sue speranze, le persone anziane che custodiscono la memoria, i bambini e i giovani che rappresentano il futuro, quanti partecipano alla vita della Chiesa e quanti forse sono più lontani.
La prima lettura ci offre la chiave per comprendere il Vangelo: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie». Noi siamo spesso tentati di misurare Dio secondo i nostri criteri. Pensiamo che Dio debba essere giusto secondo la nostra idea di giustizia; che debba distribuire secondo i nostri meriti; che debba riconoscere le nostre precedenze, i nostri sacrifici, i nostri anni di servizio. Ma Dio ci sorprende. Il Dio di Gesù Cristo non è un ragioniere che tiene il conto delle nostre prestazioni. È un Padre che desidera che nessuno rimanga fuori dalla sua casa. Il Vangelo ci presenta operai chiamati alla prima ora e altri chiamati quando ormai la giornata sembra finita. Eppure tutti ricevono lo stesso denaro. A noi sembra ingiusto. In realtà non lo è. Perché? Il denaro rappresenta la salvezza e la salvezza è misericordia. Forse questa è una delle conversioni più difficili per noi cristiani: passare dalla mentalità del merito alla gioia della grazia.
C’è una domanda che mi provoca particolarmente: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?» Una comunità cristiana non può essere una comunità nella quale qualcuno rimane in piazza, senza sentirsi chiamato, cercato, accolto. Tutti siamo chiamati a essere parte attiva in questa vigna.
San Narciso ci ricorda proprio questo: la fede non è un tesoro da custodire soltanto per noi stessi. È una vita ricevuta per essere donata. Narciso vive tra il 3° e 4° secolo. Non sappiamo molto. Sappiamo che dà la vita per Cristo. E questo basta. San Paolo, nella seconda lettura, pronuncia una delle affermazioni più radicali di tutto il Nuovo Testamento: «Per me il vivere è Cristo». Non dice semplicemente: «Credo in Cristo». Dice: «Il vivere è Cristo». Questa è la Chiesa!
Affidiamo oggi a san Narciso questa nostra comunità, perché possa vivere secondo i valori evangelici che lui ci ha trasmesso.
Chiediamogli di insegnarci a guardare la realtà con gli occhi di Dio. Non con gli occhi dell’invidia, ma con quelli della gratitudine. Non con gli occhi del giudizio, ma con quelli della misericordia. Non con gli occhi della paura, ma con quelli della speranza.
Chiediamo al Signore la grazia più grande: che alla fine della nostra giornata, quando il padrone della vigna verrà a chiamarci, possa trovare in noi non il desiderio di essere stati più importanti degli altri, ma la gioia di aver lavorato nella sua vigna; di poter incontrare Cristo dopo aver capito che per noi «vivere è Cristo».
