Iglesias, Santuario B.V. del Buon Cammino, 4 ottobre 2026
Tue so’ le laude
La liturgia della festa di san Francesco ci mette davanti due immagini che, a prima vista, sembrano molto diverse.
Da una parte, nel libro del Siracide, incontriamo il sommo sacerdote Simone: si tratta di Simone II, figlio di Onia. Siamo circa nel 220-195 a.C. È l’uomo che ripara il tempio, lo fortifica; è l’uomo che «risplendeva nel tempio», avvolto della bellezza della liturgia, della dignità del servizio, della luce che si riflette sul volto di chi sta davanti a Dio per il suo popolo.
Dall’altra, il Vangelo ci ha presentato Gesù che loda il Padre. Così possiamo inquadrare S. Francesco. A partire dalle due immagini che ho richiamato, riflettendo sulla sua figura, mi vorrei soffermare soprattutto sull’aspetto della lode.
1. Il Siracide canta la bellezza di Simone mentre compie il suo servizio nel tempio. Il popolo vede la gloria della liturgia: la luce, il profumo dell’incenso, la solennità della celebrazione. È una bellezza che rimanda oltre sé stessa, perché la vera bellezza della liturgia è quella che conduce a Dio.
Anche la vita di Francesco è stata una solenne e – contemporaneamente – semplicissima liturgia. Un grande cantico di lode. Con la sua vita egli ha potuto cantare: «Laudato si’!». Così la vita contemplativa è chiamata a essere una presenza che forse il mondo non vede, ma che sta davanti a Dio per il mondo. Una liturgia semplice e solenne. Care sorelle, con la vostra vita ci mostrate quel che Francesco e Chiara avevano compreso. Lo riproponete a noi oggi. Per questo le mie parole sono forse inutili in questo contesto: basta guardare voi! Questa è la vostra missione: mostrarci il Vangelo come Francesco e Chiara l’hanno compreso e vissuto. Così anche la vostra vita diviene un grande cantico di lode.
2. Arriviamo in questo modo alla pagina del Vangelo, che ci ha presentato proprio la lode di Gesù: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Gesù è – per così dire – contento del piano di salvezza del Padre, perché originale: sono i piccoli – e non i sapienti e gli intelligenti, come sarebbe scontato – che hanno compreso il Vangelo.
San Francesco lo aveva compreso; santa Chiara – se vogliamo – lo ha compreso ancora più radicalmente nella sua forma di vita.
Francesco è stato un uomo che ha lasciato che Dio lo rendesse piccolo e proprio diventando piccolo ha potuto lodare il Signore per tutte le creature. In questo anno francescano – credo come molti di voi – ho colto l’occasione per riprendere in mano la figura di Francesco. Così ho scoperto o ri-scoperto alcuni aspetti che prima non mi avevano colpito. Per esempio, il fatto che Francesco ha dovuto lottare con sé stesso prima di tutto: era figlio di Pietro Bernardone e il dna del comando non era mica scomparso. Si è dovuto continuamente spogliare di sé stesso per lodare il Signore. Nel recente pellegrinaggio diocesano nei luoghi francescani, siamo stati anche al Santuario di Fontecolombo. Qui, tra la fine del 1222 e l’inizio del 1223, ci fu la redazione della regola definitiva dell’ordine, detta “regola bollata”, che fu approvata da papa Onorio III il 29 novembre 1223. In questa occasione ho toccato con mano come la redazione della regola sia stata per Francesco come una seconda spoliazione, dopo quella dai vestiti davanti al padre e al vescovo, nell’episcopio di Assisi. Francesco deve vincere tante resistenze, il suo carattere forte, i suoi schemi per arrivare alla regole dell’ordine. Non solo, ma deve vincere anche l’opposizione di alcuni suoi fratelli.
3. Questo – tra l’altro – mi ha confermato nel proposito di scegliere questo giorno per consegnare alla nostra Chiesa il programma pastorale dell’anno che oggi si apre. Lo farò ufficialmente nella celebrazione di questo pomeriggio, ma – sottobanco, mi perdonerete – alle mie care monache consegnerò tra poco le prime copie. Non è una regola ma la traccia di un cammino. Vuole essere uno strumento che ci aiuti a vivere in comunione. Anche questa comunità, come vorrà e potrà, è chiamata a seguirlo e a viverlo secondo la prospettiva francescana e clariana. Soprattutto vi chiedo di accompagnarci con la preghiera.
Per camminare insieme, occorre avere un passo comune, occorre perciò spogliarsi dei propri schemi e delle proprie pretese. Solo così anche noi possiamo davvero lodare il Signore. Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
