19/06/2026 – Introduzione alla prima riunione del Consiglio Pastorale Diocesano

Carbonia, oratorio parrocchiale di San Narciso (Serbariu), 19 giugno 2026

Con profonda gratitudine al Signore e con sincera gioia vi accolgo in questa prima sessione del Consiglio Pastorale Diocesano. Costituirlo e riunirlo è uno degli obiettivi che mi sono posto sin dalla mia nomina a Vescovo. Il Vescovo non è “un uomo solo al comando”, come disse il radiocronista RAI Mario Ferretti, in riferimento al grande Fausto Coppi. Il Vescovo piuttosto è chiamato a sintetizzare nella sua persona e nel suo ministero tutto il popolo di Dio, particolarmente quella porzione che gli è affidata: per questo ho individuato come priorità la costituzione di questo organo.
Riusciamo a riunirci al termine di quest’anno pastorale, mettendo le basi per il cammino futuro. Ringrazio ciascuno di voi per aver accolto la chiamata a svolgere questo servizio ecclesiale, che rappresenta una significativa espressione di comunione, corresponsabilità e partecipazione alla missione della Chiesa.
Cos’è il Consiglio Pastorale Diocesano?
La costituzione e l’attività del Consiglio Pastorale Diocesano affondano le loro radici nella visione di Chiesa del Concilio Vaticano II, che ha riscoperto il mistero della Chiesa come Popolo di Dio in cammino nella storia, convocato dal Signore e guidato dallo Spirito Santo. Sarebbe lungo evidenziare i diversi principi che i testi conciliari propongono a riguardo. Mi limito a ricordare che il decreto Christus Dominus, che disegna il ministero pastorale dei vescovi, ha auspicato la costituzione di organismi che favoriscano la collaborazione di tutto il popolo cristiano nell’azione pastorale della diocesi, affinché il ministero del Vescovo possa avvalersi dell’ascolto e del contributo delle diverse componenti ecclesiali.
In questa prospettiva il Consiglio Pastorale Diocesano non è una semplice struttura organizzativa né un “organo parlamentare”. Esso è anzitutto un luogo ecclesiale di ascolto, discernimento e comunione, nel quale si manifesta concretamente la corresponsabilità di tutti i battezzati nella vita e nella missione della Chiesa.
Il Consiglio favorisce la comunione tra le diverse realtà ecclesiali, aiuta a superare visioni parziali o settoriali e promuove una pastorale unitaria, affinché sia capace di rispondere alle sfide del nostro tempo. In un contesto sociale e culturale in continua trasformazione, abbiamo bisogno di luoghi in cui l’ascolto, il confronto e il discernimento siano vissuti alla luce della fede.
Il Codice di Diritto Canonico, ai canoni 511-514, definisce chiaramente la natura e i compiti del Consiglio. Il canone 511 afferma che a questo organo spetta, sotto l’autorità del Vescovo, «studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi». Esso è quindi un organo di discernimento pastorale, chiamato a leggere la realtà alla luce del Vangelo e a offrire orientamenti che aiutino la comunità diocesana a compiere con maggiore fedeltà la propria missione evangelizzatrice. I tre verbi usati dal Codice indicano il programma che sta davanti a noi: 1) studiare, cioè vedere, analizzare, riflettere sulla situazione della nostra Chiesa; 2) valutare, cioè discernere gli elementi emersi e chiedersi: “Cosa lo Spirito santo ci sta insegnando attraverso di essi?” 3) Alla luce della risposta alla domanda precedente, proporre “conclusioni operative”, cioè ipotizzare itinerari, proporre strategie, indicare i passi che la nostra Chiesa deve compiere alla sequela di Gesù oggi.
Composizione
Il canone 512 sottolinea inoltre che il Consiglio deve essere composto da fedeli che rappresentino realmente l’intero Popolo di Dio presente nella diocesi: ministri ordinati, consacrati e soprattutto laici, espressione delle diverse realtà territoriali, sociali e pastorali. Questa pluralità non è semplicemente funzionale, ma è un segno della ricchezza dei carismi che lo Spirito distribuisce per l’edificazione della Chiesa. Il nostro Consiglio è proposto da membri di diritto (Vescovo – vicari episcopali – direttori degli uffici diocesani), membri eletti (due laici e un presbitero per ogni forania; un rappresentante dei diaconi, dei frati e delle suore), un rappresentante scelto da ogni aggregazione laicale presente in diocesi e membri scelti dal Vescovo (tra questi ho voluto fosse espresso il mondo giovanile, la società civile e il mondo del lavoro).
Importanza
È importante ricordare che il Consiglio Pastorale gode di voto consultivo. Ciò non diminuisce la sua importanza; al contrario, ne evidenzia il carattere propriamente ecclesiale. Il discernimento comunitario, infatti, non si fonda sulla logica della maggioranza o della contrapposizione delle opinioni, ma sulla ricerca condivisa della volontà di Dio. Al Vescovo compete convocare, presiedere e recepire il frutto di tale discernimento, esercitando il ministero di guida che gli è stato affidato per il bene della Chiesa particolare. Tuttavia sia chiaro che il “superiore, sebbene non sia tenuto da alcun obbligo…senza una ragione prevalente”…non si deve “discostare dal voto…specie se concorde” (can. 127§ 2).
Sinodalità
Oggi, inoltre, siamo chiamati a vivere questo servizio nel contesto del cammino sinodale che la Chiesa sta percorrendo. La sinodalità non è una modalità organizzativa tra le altre, ma una “dimensione costitutiva della Chiesa”. Camminare insieme significa ascoltare reciprocamente ciò che lo Spirito suggerisce alle comunità, valorizzare il contributo di ciascuno, promuovere la partecipazione e rafforzare la comunione ecclesiale. Il Consiglio Pastorale Diocesano è uno degli strumenti privilegiati attraverso i quali la sinodalità può tradursi in stile ordinario di vita e di missione.
Conclusione: come vorrei che fosse la Chiesa che è in Iglesias? Un sogno comune…
I compiti che ci attendono sono impegnativi e affascinanti. Siamo chiamati a osservare con attenzione la realtà della nostra diocesi; a cogliere le sfide culturali, sociali e spirituali del nostro tempo; a individuare le priorità pastorali; a favorire il coordinamento tra uffici, parrocchie, associazioni e movimenti; a sostenere il rinnovamento missionario delle nostre comunità; a promuovere una Chiesa sempre più vicina alle persone, soprattutto ai poveri, ai giovani, alle famiglie e a quanti vivono situazioni di fragilità. Come vorrei che fosse la Chiesa che è in Iglesias? Ognuno è chiamato a rispondere a questa domanda e – se vogliamo – a coltivare un sogno. A questo proposito, mi piace ricordare quanto diceva l’arcivescovo brasiliano dom Helder Camara (1909-1999): “Quando si sogna da soli, è solo un sogno; quando si sogna insieme, è il principio della realtà”. Da ogni cominciamo a sognare insieme.
Per svolgere questo compito non bastano competenze organizzative o capacità progettuali. Occorrono anzitutto una fede viva, un autentico amore per la Chiesa, uno spirito di comunione e una sincera disponibilità all’ascolto dello Spirito Santo. Come ricorda ancora il Codice di Diritto Canonico, coloro che fanno parte del Consiglio devono distinguersi per “fede sicura, buoni costumi e prudenza” (can 512§3): qualità che rendono possibile un discernimento veramente ecclesiale.
Vi invito pertanto a vivere questo mandato come un ministero ecclesiale. Nessuno di noi è qui per rappresentare interessi particolari o per difendere posizioni precostituite. Siamo qui per servire insieme la missione della Chiesa e per cercare, con umiltà e libertà, ciò che il Signore chiede oggi alla nostra diocesi.
Lo Spirito Santo, protagonista della vita ecclesiale, illumini le nostre menti, apra i nostri cuori e renda fecondo il lavoro che oggi iniziamo per il bene del Popolo di Dio. Maria di Nazaret e Antioco di Sulki accompagnino i nostri passi.
Grazie per la vostra disponibilità e per il generoso servizio che offrirete alla nostra Chiesa diocesana.