Domusnovas, parrocchia Sant’Ignazio da Laconi, 21 giugno 2026
Diaconi “da paura”
Festa e mistero: sono le due parole che interpretano la celebrazione di oggi. È festa per la nostra Chiesa, per Domusnovas, per la famiglia di Marco e Matteo. Ma è una festa tutta particolare: Marco e Matteo non raggiungono un loro obiettivo, non vengono innalzati di grado. Piuttosto ricevono un dono, gratuito e immeritato, da parte di Dio. Lo Spirito santo scenderà su di loro e li creerà segno reale, vivente, di Gesù servo dell’umanità. Toccheremo con mano il mistero della presenza di Dio, che possiamo percepire esclusivamente nella fede.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta a riflettere su alcuni aspetti della celebrazione di oggi e sul ministero del diaconato. Gesù si rivolge ai suoi, dopo averli chiamati personalmente, li istruisce e li incoraggia. I discepoli si demoralizzano davanti alla difficoltà del ministero e a quanto Gesù chiede loro. La comunità dell’evangelista Matteo, sta sperimentato la difficoltà dell’annuncio e la resistenza al Vangelo. Ha bisogno perciò di ritornare alle radici. Così nel brano che abbiamo appena ascoltato per tre volte Gesù ripete: “Non abbiate paura”: “Non abbiate paura degli uomini… non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo…non abbiate dunque paura: voi valete più!”
È quanto in Signore ripete a noi suoi discepoli oggi, mentre dobbiamo affrontare difficoltà di ogni genere davanti alle quali ci sentiamo inadeguati e lo scoraggiamento rappresenta la più grande tentazione. È quanto Gesù ripete in modo particolare a voi, Marco e Matteo, dopo avervi chiamato. Il diacono non ha paura! Il diacono non fa paura! Il diacono libera dalla paura!
Il diacono non ha paura. La paura in sé non è negativa, perché è un meccanismo di difesa e ci salva la vita. Se noi percepiamo un pericolo, una minaccia, è giusto mettersi al sicuro. Ma guai se la paura diventa un’ossessione! Soprattutto guai se diventa il principio di vita! Il contrario della paura di cui parla Gesù non è il coraggio ma la fede! Gesù ci invita a fondare la nostra vita in Lui, a fidarci di Lui. È quanto voi state facendo, decidendo di seguirlo e di vivere come Lui.
Perciò il diacono non fa paura! Non impone sé stesso, ma diviene immagine del Maestro “mite e umile di cuore”, del Servo che lava i piedi i suoi discepoli. Oggi probabilmente non troverete chi minaccia la vostra incolumità fisica; più facile sarà trovare chi vi farà del male in modo diverso, forse all’interno stesso della Chiesa, magari diffamandovi o usando i social. La tentazione di usare la stessa logica sarà forte. No, dobbiamo rispondere come ha fatto il Maestro, con un surplus d’amore, proseguendo il nostro servizio nel silenzio, con umiltà. “Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti” (Mc 9,35), avete scritto nell’invito a questa celebrazione.
Perciò il diacono non fa paura, anzi libera dalla paura! “Come potrà essere felice un uomo che serve?”, si chiedeva Platone quattrocento anni prima di Gesù. Voi oggi rispondete che la vita vale solo se donata; che solo seguendo Gesù che fa di sé un dono l’uomo può trovare la felicità. In altre parole, testimoniate una logica di vita alternativa. Per questo state ripetendo a tutti noi, soprattutto ai giovani presenti, la storica esortazione pronunciata da Papa Giovanni Paolo II il 22 ottobre 1978 durante la Messa di inizio pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». Questo libera noi e gli altri che incontriamo da tutte le paure.
Il diacono è investito del compito di predicare il Vangelo: voi lo farete fedelmente, sapendo di dover dire talora anche ciò che è scomodo, ma sapendo bene che in quel Vangelo c’è il senso della vita di ogni uomo. Marco e Matteo, avete capito che il rischio più grande non è che gli altri non vi esaltino, ma è buttare la propria vita in ciò che effimero e non vale. “Voi valete di più”, ci ha detto Gesù: “avete un valore immenso davanti a me!”. Certo, sarete tentati di ricercare il consenso, gli applausi o – come si dice oggi – i like. Di più: contrariamente a quanto abbiamo sentito nel Vangelo, vedrete “passeri – o forse animali più nobili e forti – cadere” e vi chiederete: “Dove sei Signore?” Il Signore sarà inchinato, lì sotto a raccoglierli. Tra poco diventerete diaconi attraverso un gesto antichissimo: l’imposizione delle mani. Significherà la trasmissione di un incarico, il riconoscimento di un ministero; significherà soprattutto che Dio nel suo Spirito, non vi abbandonerà mai: sarete sempre sotto la protezione delle sue mani. Così, e solo per questo, sarete “diaconi da paura!”.
